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JAM BLUES LIVE |
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Jam
blues (Gian Paolo Zago, Mark Slim, Dirty Lorenz, Fabrizio Soldà, Katia
Poiesi) live @ Hakuna Matata, Cerea (VR) il 31/10/07 |
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Una “blues night” la definirei questa: mentre
tutti si affannavano a “festeggiare” (parola grossa) Halloween andando in
chissà quale tetro posto per vedere gente intubata di nero con le zucche in
mano io ho pensato bene di liberarmi la giornata e pensare ad un evento
serale che il mio amico Lorenzo dei Dirty Water da tempo stava cercando di
organizzare per mettere su un gruppo estemporaneo per fare alcune rare date
all’insegna del blues più classico. Caso vuole che da quando ha aperto la
sua pagina myspace gli incroci musicali sulla via del blues si siano
moltiplicati. Prima l’amicizia con Gian Paolo Zago, tastierista degli Oracle
King (ma anche batterista all’occasione) che conosce da tempo e che lo ha
riempito se serviva ancor di più di blues facendolo suonare con il gruppo di
Oracle in giro per quel di Reggio Emilia e dintorni e poi la conoscenza via
myspace di un ragazzo che Gian Paolo ha conosciuto durante un concerto a
Reggio dopo aver finito l’esibizione.
Dopo numerosi contatti è venuto in amicizia dunque con il padovano Marco
Carraro, al secolo Mark Silm, perfetta replica di un bluesman d’anteguerra
con tanto di giacca e farfallino e Gibson semiacustica del ‘51 a tracolla.Così
il buon Lorenzo per il 31 organizza questa serata blues con Gian Paolo alla
batteria, lui alla chitarra elettrica (una Epiphone, omaggio al suo altro
idolo Oracle King da cui mutua anche il cappellone da cowboy che gli han
regalato a Londra) Mark Slim all’altra chitarra elettrica e un amico di Mark
con cui si esibisce da tempo: Fabrizio Soldà è abile armonicista patavino
che ha un set di armoniche da far paura, insomma un vero professionista. |
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A loro si aggiunge Katia Poiesi,
giovane cantante arrivata abbastanza tardi ma che è riuscita a fare 3-4
brani alla fine. La serata dunque si rivelava molto interessante dato che a
Cerea concerti musicali di questo tipo si realizzano una volta ogni far di
vescovo, dato che i locali sono piccoli e chi sta sopra questi posti ha le
orecchie fine, troppo fine. Giancarlo, il proprietario del bar, sempre
simpatico e appassionato “hardcore” di musica di qualità, gradisce
l’operazione e quando arrivo all’Hakuna in anticipo scambio 2 parole con
Gian Paolo, mentre Lorenzo, Mark e Fabrizio sono alle prese con il
soundcheck. Verso le 22:15 inizia lo spettacolo e il locale, piccolo ma di
sufficiente spazio vitale per ospitare comodamente tutti, arriva a
riempirsi. La band così costituita (da rilevare che era la prima volta che
questi musicisti suonavano assieme e praticamente si son trovati lì per la
prima volta) parte con dei blues lenti, brani di Lightning Hopkins, Jimmy
Reed e altri artisti poco conosciuti del blues. Avvio un po’ da carburare a
parte sembra proprio che questi musicisti suonino da sempre ma considero
facile pensare che si muovono tutti su un ambiente comune come il blues.
Mark Slim è semplice e incisivo, seduto con la sua Gibson semiacustica e la
sua voce molto sottile; Fabrizio Soldà si muove da consumato maestro
dell’armonica a cui abbina un microfono “old style” per attenuare le note
alte del suo strumento e dare la sensazione di vintage, Gp Zago è semplice
alla batteria ma sa dare i tempi giusti, mentre la cassa dietro di lui fa
vibrare le pelli delle percussioni ogni volta che si ferma e lascia parlare
Mark. Lorenzo decide che è il momento di ingranare la quarta e dopo iniziali
e fumosi blues cerca di scaldare il pubblico con il suo asso nella manica,
“Hideaway” di Freddie King: improvvisata così, senza neanche essere in
scaletta del repertorio di Mark, viene fuori che è una meraviglia con un
Giancarlo al bancone che si esalta e batte le mani come se stesse ad una
fiera di tirolesi… |
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Lorenzo e Mark si scambiano le parti e
lasciano gli spazi per l’armonica infuocata di Fabrizio, che impressiona i
presenti: oltre ai tanti amici dei musicisti anche alcuni giovani che sono
stati rapiti da questa jam blues torrenziale cui ad un certo punto si
aggiunge Katia Poiesi, questa giovane (e carina) cantante che però a mio
modesto parere mancava un po’ della grinta blues che ci voleva. La serata
prosegue tra applausi e blues trascinanti a cui ad un certo punto si
aggiunge il classico di Stevie Ray Vaughan “Pride and Joy“ che Lorenzo tira
fuori ancora una volta all’improvviso, mettendosi in piedi per fare gli
assoli. Tutto il gruppo era seduto dato che lo spazio per muoversi non c’era
e tutti pressati lì in angolo hanno saputo creare una intensa magia blues,
che ricordava quei locali di Chicago degli anni tra il ‘50 e il ’60,
evocando lo spirito di Muddy Waters e John Lee Hooker (ricordato nel
classico “Boom Boom”). Verso la mezzanotte e mezza, dopo svariati bis dato
che la gente continuava a restare, la band chiude la sua esibizione, anche
per rispettare certe regole condominiali, con buona pace dell’appartamento
di sopra. “A night in blues ” dunque, una serata senza pensieri che ha
regalato tanta emozione e l’illusione che per una sera Cerea si sia
trasformata nella Chicago di quell’epoca, esperienza che speriamo si ripeta
dato che alla gente è piaciuta, alla faccia del bigottismo bassoveronese,
ignorante e a digiuno assoluto di musica vera. |
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Gianluca Merlin |
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