The 4FABS

 

Il Blocco,  5 gennaio 2008

Il primo concerto del 2008 è dedicato ai 4 Fabs, questi 4 ragazzi che hanno deciso di suonare solo brani dei Beatles cercando il più possibile di emulare le gesta dei loro 4 beniamini che furono. Già dal pomeriggio avevo sentito il chitarrista Ranieri (in arte John Lennon a cui un po’ somiglia anche per lo humor) che mi aveva detto che erano reduci dalla trasferta maltese nel mediterraneo ed erano un po’ tutti raffreddati e influenzati, per cui già immagino che il concerto sarà una prova di resistenza contro i malanni che li affliggono. Arrivato come al solito prima del concerto e trovati i 4 impavidi amici scopro che Vito (alias Paul McCartney) è giù di voce e non potrà cantare tutto il repertorio, affidando a Ranieri il peso maggiore nel canto. Con loro anche Stefano (alias George Harrison) e l’impeccabile Michele (alias Ringo Starr). Mi siedo con tutta la loro compagnia fatta di fidanzate varie e genitori orgogliosi dei figli. Dopo aver parlato del più e del meno è il turno che i ragazzi vadano a cambiarsi, mentre sto pensando come riusciranno i 4 a resistere sul palco in quelle condizioni. Ed ecco che dopo il cambio vestiti si presentano “vestiti da camerieri” come sottolinea Ranieri in un suo discorso e, saliti sul palco, preparano i loro strumenti. Vito ha un originale basso Hofner del 1965 (e ci tiene a dirlo al pubblico con fierezza..), Stefano ha una epiphone Gran Casinò color rosso ciliegia (un bel chitarrone) mentre Raineri sfoggia una Rickenbacker edizione inglese con i 3 pickup e le manopole dei toni molto grandi, sottolineando al pubblico che John Lennon sostituì le manopole originali con quelle del suo televisore. Michele adopera la Pearl messa a disposizione dal locale, anche se avrei preferito la sua Ludwig dato che il suono di quella Pearl e in special modo dei tamburi risultava quello di scatole di cartone.

 

 I ragazzi si gettano nel repertorio beatlesiano con la forza che hanno, riproponendo una scaletta che i Beatles fecero nel 1966, tra cui I saw her standing there, Please Please me, And I love her e altre 3 che non ricordo. Devo dire che ho dovuto soffrire nel vedere e sentire i ragazzi che inevitabilmente non hanno offerto una performance al massimo delle loro capacità, anche se certi brani risultavano gradevoli, ma il più delle volte i ragazzi erano fuori tempo e molto rigidi. Ciononostante il pubblico ha reagito con degli applausi di incoraggiamento cui i 4Fabs hanno aggiunto che “ dopo un anno che attendevamo la data al blocco la sfiga che siamo tutti reduci dall’influenza, Stasera Ranieri o meglio John dovrà cantare tutte le parti che dovevo fare io anche  se mi cimenterò in un brano, ci voglio provare”; il buon Vito infatti parte per una Back in the USSR non male se non fosse che le voci singole sono disperatamente raffreddate… Poi ad un certo punto Vito e Michele si scambiano di posto per un altro brano, rivelando che Vito può fare anche la parte di Ringo: c’è da dire che Michele, nonostante Ringo Starr non fosse sto gran bravo batterista e neppure virtuoso, era secondo me un po’ troppo rigido e fuori tempo in certe canzoni, insomma ci doveva picchiare un po’ più forte su quei tamburi, ma si sa che la trasferta maltese esigeva le sue vittime…. Tra una canzone e l’altra siparietto di Vito in cui fioccavano gli aneddoti sui Beatles: da buon fan dei 4 di Liverpool si era pure portato il suo libro portafortuna.

 Seguono altre song dei Beatles più o meno riuscite: una bella Working Class Hero di Lennoniana memoria in cui Ranieri passa all’acustica Gibson J120 uguale a quella di John (a volte si sforza un po’ troppo con la voce a rischio di spaccarsi la gola) e una You’ve got your hide your love away che se non fosse per quelle sbavature non sarebbe male. Altra nota positiva è Come Together, non fosse per l’incerto assolo di Stefano. Poi arriva il momento in cui Ranieri passa al piano per Obladì Obladà (riuscita malino) e Let It Be che la gente ha cantato con loro, assieme ad una buona versione di Hey Jude. Come finale i ragazzi con tutto il fiato che è rimasto partono con Twist and Shout e ringraziano il pubblico per averli incoraggiati nonostante le loro condizioni fisiche. Inchino finale di rito e i 4 Fabs appoggiano gli strumenti. Non posso fare a meno di raggiungerli e di bacchettarli sul fatto che potevano coinvolgere di più il pubblico, scaldarlo un po’ di più com’ è successo verso la fine con i brani più conosciuti ed amati dai Beatles (da segnalare che anche Stefano ha cantato un brano del repertorio Harrison) e come logica non faccio che sottolineare (e loro confermano) le incertezze che li hanno attanagliati durante la performance: c’è da dire che sono da un anno e mezzo assieme e di sicuro hanno ancora da lavorare su canto e intesa strumentale, però la strada un po’ alla volta son convinto che riusciranno a trovarla. Spero che i miei consigli siano stati utili, dato che praticamente era la prima data che suonavano qui e orami conosco il pubblico che lo frequenta.

 

 

A cura di  Gianluca  Merlin